Il terremoto del Molise

«Gli interessi hanno prevalso sulla morte dei nostri bimbi»

La sentenza shock «Una grossa delusione. Ma abbiamo fiducia»
dall'inviato Rossano Orlando

SAN GIULIANO DI PUGLIA (Campobasso). C’è fango nel “Paese degli Angeli”. C’è sul Corso, nel centro storico, che separa scheletri di palazzi di quattro piani in cemento armato in costruzione - 200 milioni di euro di finanziamenti pubblici - dietro a un divieto di accesso alle auto con ancora la scritta “ Paese evacuato”.

C’è fango ai lati della strada che porta al “villaggio temporaneo”, quello con le case di legno fatte in tre mesi al costo di 14 milioni e che accolgono ancora 350 famiglie con 900 componenti. Ma c’è fango, a sentire il Comitato vittime, anche nella sentenza che a luglio ha assolto - “perché il fatto non sussiste” - i sei imputati nel crollo della scuola “Francesco Jovine”; l’ex sindaco, il capo dell’ufficio tecnico comunale, il progettista dei lavori e tre costruttori. Una tragedia che commosse il mondo davanti a 27 bambini e una maestra morti sotto le macerie dopo il terremoto del 31 ottobre di 5 anni fa.

Camion e betoniere. Melma e giustizia, dolore e smarrimento, ricostruzione e qualche sorriso appena accennato. E’ questo intreccio di emozioni e sentimenti, oggi, San Giuliano di Puglia, 1.200 abitanti, 462 metri sul livello del mare, “Città dell’ Olio”, “Comune denuclearizzato”, come riportano i cartelli di benvenuto nel paese.

Limite di velocità: 30 chilometri orari, anche se più veloci non si potrebbe andare viste le buche che solcano la vecchia pavimentazione. A cinque anni da quella tragedia, è tutto un turbinìo di camion, betoniere, escavatori e martelli pneumatici. Si lavora anche di sabato e domenica: c’è da fare ancora abbastanza perché tanta è la messe di fondi da spendere con gli appalti.

A momenti ci sono più cartelli davanti ai cantieri che opere in corso di realizzazione. La prima, per chi arriva da Santa Croce, già rende l’idea di ciò che si vuole ottenere: “Intervento di ricostruzione della scuola Francesco Jovine”, spiega il cartello, “ e realizzazione del centro culturale, professionale e universitario Le Tre Torri”: una mega struttura con il lucernaio che occupa almeno un terzo del tetto.


Dunque, ci sarà l’università in un paese che oltre al basso indice di natalità, paga lo scotto di una prima media che non c’è più: quella degli Angeli travolta dalla parte sopraelevata della Jovine, inaugurata a settembre e crollata un mese e mezzo dopo. In pieno centro storico, invece, nella zona alta, svetta il campanile della chiesa dedicata al martire che dà il nome al paese: il monumento è stato riaperto al culto la scorsa estate e le lancette dell’orologio sono volutamente ferme alle 11,32: il momento della strage.

Il “villaggio temporaneo”. E’ sull’altro versante del centro abitato, a tre chilometri dalla parte antica. Ha preso il posto del vecchio campo sportivo. In una stanza, dietro alle tribune del nuovo campetto di calcio inaugurato a novembre 2004 dall’ex ct azzurro Marcello Lippi, è racchiusa la memoria di cinque anni di dolore.

E’ qui che ha sede l’“Associazione San Giuliano di Puglia 31.10.2002 Onlus”. Ed è qui che è nato il “Comitato vittime della scuola elementare”, il sodalizio formato dai genitori dei 27 scolari. Le pareti sono tappezzate di targhe di solidarietà e poesie giunte da ogni angolo d’Italia.
 
La rabbia dei genitori.
«Il giorno della sentenza di primo grado», racconta Loredana Tamaro, che nel crollo ha perduto il figlio Antonio, 8 anni, «eravamo tutti a Larino ad attendere il verdetto. Era come se i nostri bambini uscissero dalla scuola vivi. Dopo quella sentenza, ho visto i nostri figli morire una seconda volta. Questa non è giustizia.

Quel processo è stato fatto tanto per farlo». «Sono passati cinque anni», aggiunge Rosalba Di Cesare, mamma di Maria Celeste e Valentina, altre due vittime del crollo, «ma per noi è sempre la stessa cosa. Una sentenza giusta avrebbe portato un po’ di serenità tra noi. Invece non è stato così».

«Capisco che non tutti i magistrati sono uguali», riprende Maria, che nel crollo ha perduto Luca e Giammaria, gemelli, iscritti alla quarta elementare, «ma ci sarà pure qualcuno che ci darà una mano nei prossimi gradi di giudizio». Sì, perché il Comitato non si arrende alla sentenza, la cui motivazione è stata depositata il 13 ottobre. Presto ci sarà l’appello a Campobasso.

La protesta del Comitato. «Abbiamo bruciato le tessere elettorali», spiega Antonio Morelli, presidente del Comitato, e papà di Morena, anche lei finita sotto le macerie, «e abbiamo restituito al prefetto i soldi che ci avevano dato per i funerali di Stato: circa 50mila euro. Non abbiamo mai visto le 28 medaglie al Merito civile rilasciate dall’ex Presidente Ciampi, rimaste in prefettura».

Con l’accusa di minacce a un tecnico comunale, Morelli è stato finora l’unico condannato dalla giustizia. «Con la ricostruzione del paese», riprende, «hanno venduto i nostri figli. Ora ce li riprendiamo i nostri bambini e diciamo basta a tutti. Non vogliamo più sentir parlare i politici, non ci interessano le autorità.
Per la giustizia non ci sono responsabili nel crollo della scuola? Allora a primavera costruiremo una struttura sopraelevata come la ex Jovine, senza licenze e vediamo come andrà a finire: dovranno pur spiegarci perché ci hanno condannato. Qui c’è stato il partito della ricostruzione che ha gestito tutti quei fondi. L’interesse di pochi ha prevalso sulla morte di 27 bambini. Avevamo chiesto la tracciabilità dei finanziamenti, ma su quali canali hanno percorso i fondi, nessuno ha mai risposto».
 
Il sacrario. Nella zona alta del paese c’è la parte nuova del cimitero che accoglie le spoglie dei bambini e della maestra. Davanti al cancello, un angelo in pietra regge un libro con la scritta “Saranno sempre con voi”: sotto, i volti scolpiti degli scolari circondano la maestra. Più in là, la campana dei Comuni del Molise associa i rintocchi all’immagine dell’appello in aula con la risposta “Presente!” scandita dagli alunni 27 volte.

Poi, di fianco, come fosse la porta del Paradiso, si apre il sacrario, bianco immacolato. Peluche, matite, palloni, gagliardetti e scarpe di calcio pendono dal tetto di legno. Stanno tutti insieme gli Angeli di San Giuliano, con le loro foto sorridenti sulle tombe.

Paolo
, 6 anni, beve con la cannuccia. Luca, 6, mangia patatine. Luigi, 8, ha la collana di conchiglie. Maria, 7, è col cane, e Melisa, 9, con i gatti. No, al fango in questo luogo di anime innocenti non è permesso di sporcare.

(31 ottobre 2007)