mail art - la critica
LA RAPPRESENTAZIONE DEI SEGNI NELLA DIGNITÀ DEL SILENZIO
di Antonio PICARIELLO
"Ascolta, [...]. Prima c'èra il paese,
ed io sono venuto a difenderlo; ora il paese è quasi morto.
Soltanto questa roccia ed io rimaniamo.
Io sono il paese.[...].
Rimarrò con voi, [...].
Verranno le piogge.
Aspetterò le piogge qui con voi".
('Al Dio Sconosciuto' John Steinbeck)
I Pensieri raccontano senza
emozioni lo scopo pratico dell'arte bellica.
Si tratta di un duello molto ingrandito e di ambizione. Si tratta di volontà e di
intelligenza mirate contro l'avversario per abbatterlo, per renderlo incapace d'opporre
qualsiasi resistenza. La guerra è dentro l' essenza dell'umanità e al suo pari è dotata
di un corpo e di uno spirito.
Ed è attraverso lo spirito della guerra che vorrei strutturare questo testo. Ho provato
decine di linee discorsive ma per tutte la preminenza tecnica del linguaggio faceva
scadere l'energia testuale che questo argomento deve necessariamente possedere. Qui si
tratta di parlare di arte come elemento portante della qualità esistenziale, come unico
strumento che, senza oltrepassare i limiti della sensibilità oltre cui c'è il territorio
della sacralità, offre senso alla morte. Iniziamo con Clausewitz, e in complicità
prendiamo per espiatorio la natura bellica dell'umanità e avanziamo il tentativo di una
spiegazione del perché oltre cinquecento artisti da tutto il mondo, hanno risposto con un
loro soggettivo segno, alla richiesta partita dal Molise , per definire in qualche modo il
senso alienante della morte apparsa improvvisa in un aula italiana. Si è presentata in
una prima elementare tra l'innocenza ai primi avvicinamenti al gioco sociale e
all'istruzione. Sono bambini che stanno apprendendo l'arte della scrittura e del saper
leggere. Sono la generazione del novantasei, nati nello stadio escatologico di un
millennio e di un secolo. Il ventesimo. Dopo di loro solo altre tre generazioni poi le
prime classi diventeranno, retaggio esclusivo del terzo millennio. Imparano dai suoni la
ripetizione dei segni. Ripetono i fonemi abbinati alle forme. Tracciano con le mani i
segni della lingua italiana. Giocano. A, b, c, d, e... M.
Emme è uno strano suono. Primordiale. Ora si possono disegnare mucche e aggiungere nella
nuvoletta la lettera m e la lettera u, e tutti nella classe sono in grado di tradurre,
adesso, quei disegni, quella scena, quell'idea di un solo bambino nel suono collettivo di
un muggito. Ma la m è anche il mondo e poi all'improvviso, come mai nella storia della
scuola italiana, è anche la morte. È difficile credere la maestra insegnasse parole
tristi. Non ancora, non c'èra motivo. Le parole dovevano essere l'anima della comunità,
dovevano costruire il pensiero salubre. La casa, l'albero, il sole, la pioggia, la scuola,
l'arcobaleno.
Gli angeli. Tutte lettere e disegni suoni che gli adulti traducono con architettura,
botanica, climatologia, pedagogia ma l'arcobaleno? I contemporanei non sanno cos'è. Lo
sapevano però gli antichi e che comunque in qualche forma silenziosa di archetipo
subliminale, lo hanno tramandato.
I fisici dicono che l'arcobaleno è dovuto a un fenomeno di riflessione del sole, e che i
suoi colori si rivelano solo se noi lo osserviamo contro uno sfondo nuvoloso. Per i
mitologi è il tentativo umanitario di spiegare i propri dubbi e le proprie esperienze.
Per noi mortali il mito non è altro che il riflesso di una realtà trascendente, che
obbliga la nostra intelligenza a rivolgersi verso altri oggetti. Nella mitologia greca,
Iride lasciava l'Olimpo soltanto per trasmettere i voleri divini all'umanità, che la
considerava una consigliera e una guida. Veloce come il vento, si spostava da un punto
all'altro della Terra, in fondo al mare e nel mondo sotterraneo. Iride dea dell'arcobaleno
veniva rappresentata come una fanciulla bellissima con ali, vesti dai colori brillanti e
un'aureola. Attraversava il cielo lasciandosi dietro un arcobaleno come scia. Altri miti
dicono che Nell'antichità il cielo era una volta solida che incastonava le stelle. I
pianeti si muovevano e le stelle erano fisse. Erano tanti cieli trasparenti. Nut era la
dea del cielo e Geb il dio della terra. Shu, dio dello spazio li separava. Esseri divini
scendevano sulla terra attraverso l'arcobaleno oppure eroi divinizzati salivano nel cielo
scalando un albero o passando attraverso l'orizzonte.
Anche qui, dal punto di vista di un tribunale dell'irreale la scienza e il suo Copernico,
dovrebbero essere accusati di aver rubato il cielo all' immaginazione,che da allora si è
staccato dalla terra. Da allora gli Esseri Celesti si manifestano solo per le azioni degli
uomini. Qualunque azione muove gli dei; se fantastica nella fantasia, se tecnica muove gli
dei della tecnica, se malvagia muove gli dei della malvagità. Gli esseri celesti
esaudiscono i comportamenti dell'umanità in ogni epoca e in ogni istante. Ecco perché
Incolpando la natura belligerante dell'umanità posso affrontare con coraggio la
descrizione di un attimo, di un punto zero che nell'aula diventa lutto e negli artisti
diventa arte.
Quello che distingue la guerra dagli altri comportamenti sociali organizzati è il fatto
che lo scopo ultimo in guerra è abbattere l'avversario, piegarne la volontà sino alla
cancellazione. In guerra occorre colpire il nemico con forza, utilizzando subito tutta
l'energia possibile. Il nemico, ragionevolmente, farà la stessa cosa. In guerra le parti
interagiscono tra loro cercando di spiazzarsi a vicenda, di ingannare l'avversario, di
approfittare delle sue debolezze, di sorprenderlo con nuove soluzioni. È nella coscienza
del comandante che si realizzano la sintesi teorica e la sistematicità del sapere. È il
comandante che deve saper trasformare il suo apparato concettuale in decisione. Si tratta
di atti di consapevolezza da trasformare in azione.
È la qualità del comando a riportare i momenti scomposti e frammentari della battaglia
ad unità concrete e definite. Tutto deve diventare unità di anima e di corpo,il comando
e la sua armata. Tutto è finalizzato al combattimento. Ma questo non costituisce il fine
ultimo della guerra ma solo il mezzo mediante il quale la guerra si svolge. In guerra
tutto è indeterminato e le grandezze con cui bisogna misurarsi sono tutte di natura
variabile. L'attenzione non si rivolge solo a grandezze materiali perché tutta
l'attività bellica è compenetrata da forze e da influenze spirituali. Nessuna teoria
può contrapporsi allo spirito perché immediatamente diventa esponenziale nella
complessità. Anche l' Architettura e la Pittura sanno autodefinirsi fintanto che hanno
per oggetto la materia. Sulle costruzioni meccaniche e ottiche non sorge nessuna
controversia, ma come cominciano a manifestarsi gli effetti spirituali delle loro
creazioni, appena si tratta di produrre impressioni sullo spirito tutte le norme
svaniscono dentro idee indefinite. Così l' attività bellica deve sempre considerare la
sua esistenza dovuta a forze spirituali che animano la materia e che sono impossibili da
scindere l' una dall'altra. È la sensibilità della percezione del vedere endogeno, la
visionarietà interiore diversa da uomo a uomo e spesso da momento a momento nello stesso
uomo che permette la particolare capacità di misurare le grandezze spirituali della
guerra. Sono le stesse forze visive della creatività archetypa.
In arte l'uomo o la donna che produce arte, è arte egli stesso. Tratta momenti di
conversazione con la materia ma è costituito di spiritualità congiunta al pensiero. È
la guerra dell'artista che si muove nel mondo e nel cosmo con la forza della ricerca della
verità e forse del bello. Qui ha fermato un attimo della sua vita perché la coscienza
creativa di cui è dotato ha sussultato davanti al grande paradosso. La morte e la
catastrofe è avvenuta fuori dai luoghi della guerra. Un genius loci maledetto abitava una
scuola alla periferia estrema del mondo europeo e per uno strano senso che muove le
divinità del cemento armato, ha adoperato la stessa determinazione bellica per annientare
sette anni di esistenza in una classe di scuola elementare.
È avvenuto, non c'è reversibilità.
Ecco Il Real Reggimento delle idee, l'armata dell'arte. Ha per nemico la morte. Questa è
la verità della solitudine dell'artista frammentata in ogni luogo del pianeta che si
concentra in un attimo di pensiero davanti una cartolina postale, un piano bianco
incorniciato da un'idea di rivalsa, quasi di vendetta. Ma la creatività si sostiene con
l'anima delle città dove vivono le comunità che amano la vita e conoscono il tempo. In
Molise si è tenaci. Questa terra è impregnata di archetypi della natura antica. Si è
gente di terra, contadini abituati a tracciare dietro i passi nefasti della catastrofe
percorsi da evitare; gente che prende esempio dai moniti delle divinità. Si riutilizzano
solo cose buone. Si costruiscono mappe silenziose che separano la geografia occulta del
male dai territori del bene, da ciò che è buono per la terra che qui come per l'armata,
è tutt'uno con la vita, da ciò che non lo è. Questo è il senso del richiamo della
natura che gira incorniciato intorno ad uno spazio postale, ad una mail art, ad un invito
alla sfida. È il comando generale nel pensiero dell'artista che in un attimo sacrale
della creatività, in Asia, in Russia, in USA, in Europa, in Africa, in Australia, in
tutte le regioni italiane, traccia nel piano bianco il suo segno e l'attimo nefasto del 31
Ottobre 2002 si annienta dietro la scia cromatica dell'Arcobaleno degli Angeli. Qui adesso
la morte e la guerra hanno assunto nuove sembianze. Diventano messaggio universale per
tutta l'umanità. La tristezza è trasmutata in pensiero artistico e come tale si è fatta
salubre e immortale. È dovuta ai Generali della creatività, ai nostri sensibili
percettori di Arte. È dovuta agli Artisti. Non c'è bisogno di intellettualità per dire
cosa è questo momento. Ognuno può sentire con il proprio grado di sensibilità gli
Angeli guerrieri vivi nelle immagini legate alla forza naturale del Bambù. Si separano
dalla luce tanto quanto la mano dell'uomo da quella della divinità. È lo stesso
michelangiolesco gesto riprodotto mezzo milione di volte per l'interiorità profonda dove
consiste la verità intima all'umanità e al suo senso esistenziale.
Qui ognuno può sentire la vita che nella dignità del silenzio incontra le figure celesti
sempre esaudenti le nostre volontà e che in questo momento unendoci ci dicono della
nostra consapevolezza di viventi in cui, loro, adesso hanno identità e vivono.